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Tribùk, editori e librerie



Nel 1997 in UK ci sono 9 catene di librerie e 4000 librerie indie. Quell’anno con la rimozione del prezzo fisso del libro e la creazione di Amazon, resta una sola catena e le librerie indie calano drammaticamente a 900, racconta Stephen Page di Faber&Faber durante il panel conclusivo di #Tribùk, l’incontro nazionale tra editori e librai su libro e mercato editoriale.


Cosa si è potuto fare in UK? Associazionismo e sinergia tra editoria e librerie è una delle risposte, con l’obiettivo di seguire la crescita dei lettori, nel libero mercato e con attenzione alle specificità culturali e territoriali.

La risposta dei lettori è arrivata, lenta ma solida, richiamando nicchie di eccellenza di nuovo sul mercato, con marketing mirato verso il lettore sul valore culturale del libro e non sul prezzo.

Un risultato significativo che porta per esempio un titolo come «Milkman» di Anna Burns (in Italia per Keller Editore) a vincere il Booker Prize, con un successo da seicentomila copie.


Come racconta Francis Bickmore (Canongate) James Daunt applica alla catena Waterstones il modo di pensare delle librerie indie: abbattimento di ordini che si traduce in abbattimento delle rese, sostenendo l’aumento del prezzo medio ma anche la qualità media migliore. Questo crea più lettori, più sensibilità verso il libro.

Come dice Page, sogniamo il prezzo fisso e una risposta istituzionale. Poiché queste cose non arrivano, abbiamo bisogno di fiducia nell’impresa culturale delle librerie. Il compito dell’editore è pensare trasversalmente sul mercato in sinergia con le librerie.

«Abbiamo bisogno di immaginare insieme una vera campagna che sostenga il libro in sé» chiude Marco Zapparoli.


Insomma, Tribùk mi è piaciuto.


Cos'è Tribùk? Questo.

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