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Mathias Enard


Qui l'incipit di un profilo su Mathias Enard, pubblicato su Altri animali.


Ai primi del Settecento un orientalista e viaggiatore francese regalava all’Europa dell’Illuminismo i fasti della novella orientale. Antoine Galland presentava alla corte del Re Sole una raccolta di fiabe chiamata Contes arabes traduits en français, con illustrazioni che fissano per sempre l’Oriente mitico e fantastico entrato poi nell’immaginario colonialista occidentale. Quel nucleo di fiabe noi lo conosciamo come Le mille e una notte, un opulento tesoro narrativo rimaneggiato da Galland e passato attraverso secoli di editoria (in Italia abbiamo la fortuna di leggere l’edizione Einaudi curata da Francesco Gabrieli), dove incontriamo la figlia del visir Shahrazād che grazie al suo ingegno e al potere della parola salva dal massacro le ragazze del regno dalla furia femminicida del re persiano Shahriyār. Shahrazād è il simbolo di chi inventa storie in tutte le letterature del mondo, narratrice non solo dell’Oriente ma della condizione umana: lei racconta le sue fiabe al sovrano durante la notte per guadagnare sempre un giorno in più di vita. Un «lavoro della notte», diceva Proust, come il mestiere di scrittore. Così Mathias Énard, scrittore francese, traduttore e arabista, è un contrabbandiere di storie, come si definisce lui stesso, qualcuno che, col suo scrivere in Europa di luoghi e persone che parlano dal mondo arabo trasporta racconti da un luogo all’altro, da un contesto all’altro: viene da chiedersi se non sia un caso che in lingua basca lavoro della notte stia anche per contrabbando. Mathias Énard stesso attraversa le lingue e riemerge da una sponda all’altra del mar Mediterraneo portandosi appresso suggestioni culturali che una volta toccate dialogano in modo costante tra loro; e la diversità di lingue bagnate dalla stessa acqua è simbolo della capacità di comprendere le culture, anche le più lontane, un esercizio che va mantenuto. «La posta in gioco è immensa: perdere una lingua, smarrirne la traccia, significa perdere parte dell’avventura umana», dice lo scrittore francese durante una conferenza nel 2019, riportata in J’y mets ma langue à couper (Bayard Éditions), e allora compito del narratore non è solo quello di spostare in avanti le lancette del tempo per guadagnare giornate di vita, ma anche quello di tenere viva una lingua, l’anima che innerva ogni cultura, alla base di tutte le storie. Il compito di uno scrittore come Énard allora è quello di far sì che queste lingue siano in dialogo fra loro.


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