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Mohamed Kacimi

Boqala

Canti delle donne d'Algeri

Illustrazioni di Rachid Koraïchi.

Traduzione italiana di Fulvia De Luca

Donzelli

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Ad Algeri, a Cesarea, a Béjaïa o a Collo, le donne sono solite riunirsi per praticare la boqala, un rito di divinazione e di poesia. Le sedute si svolgono di notte e vi sono ammesse solo le donne. Dopo il tè o il caffè, la padrona di casa porta un boccale (boqala) riempito con l’acqua di sette sorgenti o di sette fontane. Ogni donna vi deposita un gioiello, un anello, una spilla o un orecchino. La più anziana prende il boccale e lo fa girare sette volte sotto un braciere, dove brucia dell’incenso, recitando formule d’incantesimo. A questo punto, chiede a ciascuna donna di pensare a una persona cara o a una situazione che la preoccupa. Dopo essersi concentrata, recita una boqala, una breve poesia di quattro o cinque versi. La poesia le può venire dalla memoria secolare degli avi o anche dalla semplice improvvisazione del momento. Poi le donne chiedono a una vergine di prendere a caso un gioiello dal boccale. La proprietaria del gioiello estratto dall’acqua, insieme a tutto il gruppo, deve trovare nei versi quegli elementi che possono essere illuminanti per la sua vita, i suoi amori, o che possono annunciarle partenze, gioie, sofferenze. La poesia è là per predire alla donna il suo avvenire. E siccome è una poesia spesso vaga e immaginifica, ciò rende possibile qualunque futuro. Ancora vitale, la boqala presenta mille variazioni. Anonima e orale, è una poesia essenzialmente urbana e femminile. Vi si trovano anche ritmi ispirati alla tradizione andalusa, il che rivela fino a che punto la boqala affondi le sue radici nella storia del Mediterraneo. È noto quanto le donne algerine soffrano di una libertà limitata e di un avvenire incerto. La boqala permette loro, per il tempo di un incontro, di evadere e di strappare il proprio futuro dalle mani degli uomini per affidarlo alla poesia.

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