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Lungo cammino

di Ayhan Geçgin

Traduzione di Giulia Ansaldo

Utopia

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Deciso a liberarsi di tutto, compresa la propria identità, il protagonista del romanzo parte per un lungo viaggio nell'intento di trovare un posto isolato dove ripararsi. Esce di casa con uno zaino sulle spalle, un mattino, all'alba. Dapprima si trascina nei parchi della città, nelle periferie, quasi come un senzatetto. Un giorno, però, si risveglia dolorante in un letto d'ospedale. Una dottoressa gli fa capire che è stato picchiato dalle forze dell'ordine, che per giunta si presentano in reparto e aprono una cartella sul suo conto. Uscito dall'ospedale prima delle dimissioni, ormai senza più un nome, l'uomo si rimette in viaggio. È debole, comincia a dimenticare il motivo che lo ha spinto a partire. Cosa cerca? E perché? Dove sta andando? Camminando lungo una strada, viene fermato da alcuni militari che lo costringono a un rapido arresto. Quando riprende il cammino, la fame, la sete, il freddo e la pioggia lavorano il suo corpo ormai scheletrico. È vero, la mente perde lucidità, ma il suo spirito acquista leggerezza. Cos'è che cercava quando è partito? Non lo sa. Ormai l'unico suo desiderio è completare il viaggio. Ma verso dove? E perché? In un'avventura commovente tra città e montagne, innocenti e carnefici, guerriglia e silenzio, l'autore dona al lettore un'opera cardinale della nuova letteratura esistenzialista. C'è un fine, un obiettivo nel lungo cammino della vita umana? Forse sì. Ma la ricerca ha esiti imp